
Il mare grosso e una leggera foschia imperversavano davanti alla Torre del Serpe. Nei paraggi si muovevano i pescatori con i visi bruciati dalla fatica e dal sole. A largo hanno visto le galee turche. Ed ecco la consapevolezza e la paura prenderli al cuore. Uno di essi, Procomio, alzò le braccia e gridò: “Oohí, i turchi!”
Maria Corti scriveva nel 1962 “L'Ora di tutti”, un capolavoro della narrativa italiana dedicato all'attacco di Otranto da parte dei turchi avvenuto nel 1480. Un testo che i lettori sentono vivo e vicino forse perché Maria Corti è riuscita a comporre, seguendo il filo conduttore della battaglia nel suo tumultuare di galeoni, scimitarre, bombarde, un'ordito descrittivo che la critica definisce “uno spartito musicale” dove la Terra d’Otranto “suona” vivissima e diventa la terra delle passioni più vere (Giorgio Caproni).
Otranto, al centro del mediterraneo, è descritta dalla sua penna in maniera nuova e metaforica, attraverso il racconto di cinque personaggi reciprocamente intrecciati. Nella prima parte è narrata la vicenda del pescatore Colangelo. Questi, con tutti i suoi compagni, era di guardia sulle mura della citta e per difenderla sacrificò la propria vita. Nel secondo racconto il personaggio principale è il capitano Zurlo, governatore di Otranto. Anche lui, nell'intento di difendere la propria terra, muore. Il protagonista del terzo episodio è una donna: Idrusa, la più bella di Otranto, uccisa mentre cercava di salvare un bambino catturato da un soldato turco. Nel quarto episodio troviamo Nachira, che faceva parte del gruppo degli ottocento otrantini che morirono decapitati. La sezione conclusiva del romanzo è dedicata al ritorno alla vita della citta dopo la liberazione dai turchi; è raccontata da Aloise de Marco.
Lo sguardo è sempre pronto a cogliere con tenerezza i pensieri che si muovono dentro i protagonisti, mai abbandonati a se stessi, destinati ad essere eroi, martiri, temerari o vili (come accade ai soldati spagnoli che fuggono appena scorgono le galee dei turchi).
Il lettore avverte che il drammatico evento storico ha nel testo della Corti, una trasposizione storica in un periodo imprecisato intorno al 1950. La cartolina che si ricostruisce, evoca la società contadina della terra salentina divenendo sfondo di una vicenda che così narrata diviene verista. La sorpresa dell’attacco dei turchi e poi l’attesa, l’ansia, la paura, il non conoscere la propria fine, potenziano le emozioni dei personaggi-protagonisti e dell’intera popolazione che, evocazione di un coro greco, commenta, reagisce ora all’unisono, ora in contrapposta opinione. Il libro è anche un affettuoso, partecipato omaggio alla Puglia e agli otrantini: “Che uomini questi popolani. Come farà la storia a non perderne di vista nessuno?”.